Helen Konig Scavini
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Helen Konig Scavini: la signora Lenci e l’eleganza del quotidiano
Nata da madre austriaca e padre tedesco, Helen Konig Scavini trascorre l’infanzia tra Losanna e Francoforte, prima di approdare a Torino nel 1905, ospite della sorella e del poeta Ignazio Vacchetti. È qui che si delinea la traiettoria di una vita destinata all’arte, in tutte le sue forme. Dopo un anno trascorso a Düsseldorf, dove frequenta la Scuola d’Arte Applicata e si diploma in fotografia nel 1907, Helen entra in contatto con Cläre Burchart, artista e creatrice di modelli ceramici per le manifatture tedesche: un incontro determinante.
Nel 1915 sposa Enrico Scavini. Quattro anni più tardi, nel 1919, nasce a Torino la «Ars Lenci», una manifattura che in breve tempo avrebbe rivoluzionato l’estetica dell’infanzia e del design domestico. Lenci – acronimo di “Ludus Est Nobis Constanter Industria” – non si limita alla produzione di bambole in feltro: propone un universo completo, fatto di giocattoli in legno decorato, vestiario, articoli per l’arredo e oggetti di moda, tutti curati con un’estetica moderna, colorata e raffinata. Ma è la bambola Lenci, con le sue linee morbide e il suo sguardo poetico, a consacrare Helen come la “Signora Lenci”.
Nel 1928, la manifattura apre un nuovo capitolo: quello della ceramica artistica. Affiancata da un’equipe di straordinari artisti e decoratori – tra cui Cläre Burchart, Sandro Vacchetti, Gigi Chessa, Mario Sturani, Marcello Dudovich, Nillo Beltrami, Giovanni Ronzan e molti altri – Helen partecipa attivamente alla creazione di modelli ceramici destinati a entrare nella storia dell’arte applicata italiana. Tra le opere firmate o attribuite alla sua mano troviamo capolavori come Marianna, Colpo di vento, La modista, Me ne infischio, La studentessa, Passeggiata, Sirenetta e cattivo pesce, La Zizi, Mamma sirena, Piccola italiana, A teatro, Ragazza di Harrar, e molti altri.
Il gusto Lenci, con la sua eleganza giocosa e la semplicità stilizzata, conquista da subito l’Europa e le Americhe. Le pubblicazioni su riviste come Casa Bella e Domus, e l’acquisto delle ceramiche da parte del National Museum di New York nel 1929, confermano il prestigio della manifattura torinese.
Eppure, nemmeno l’estro di Helen riesce a salvare la Lenci dalla crisi economica globale. L’altissima qualità richiesta in ogni fase di produzione, unita alla recessione degli anni Trenta, porta a difficoltà economiche crescenti. Nel 1933, la famiglia Garella rileva l’azienda, e nel 1937 gli Scavini ne escono completamente. Dopo la morte del marito nel 1938, Helen si ritira dalla vita imprenditoriale nel 1941, dedicandosi alla scultura, all’antiquariato e all’arredamento.
La sua eredità artistica resta una delle più affascinanti sintesi tra arte, design e infanzia che il Novecento italiano abbia conosciuto.
Valutazioni opere Helen Konig Scavini
Le opere in ceramica attribuite a Helen Konig Scavini e alla manifattura Lenci sono oggi oggetto di grande interesse tra collezionisti, galleristi e musei. Il loro valore artistico risiede tanto nella qualità esecutiva quanto nel linguaggio visivo innovativo, capace di coniugare modernismo, femminilità e spirito ludico.
Le creazioni firmate ICNEL o quelle chiaramente documentate come opera diretta di Helen – come Marianna, La modista, Colpo di vento o A teatro – sono le più ricercate sul mercato. La loro delicatezza formale e la resa narrativa evocano una grazia sospesa, tipica della produzione Lenci più ispirata.
Anche i pezzi frutto della collaborazione tra Helen e artisti come Sandro Vacchetti, Mario Sturani o Giovanni Ronzan godono di un’ottima considerazione sul mercato nazionale e internazionale. La presenza di una documentazione chiara o di pubblicazioni d’epoca (come quelle su Domus o Casa Bella) accresce notevolmente il valore.
Quotazioni opere Helen Konig Scavini
Il mercato delle ceramiche Lenci originali è in costante crescita, trainato dall’interesse per il design storico italiano e per il collezionismo di arte applicata del primo Novecento. Le opere autografe di Helen Konig Scavini possono raggiungere quotazioni comprese tra i 800 € e i 2.000 €, a seconda della rarità, della firma, dello stato di conservazione e del soggetto.
I pezzi più iconici o legati a esposizioni internazionali possono superare i 3.000 €, specialmente se accompagnati da certificazioni o da pubblicazioni originali. Alcune aggiudicazioni d’asta in Francia, Stati Uniti e Svizzera hanno registrato valori superiori ai 7.000 € per ceramiche in condizioni eccellenti e soggetti di forte impatto.
Per una valutazione puntuale di ogni singolo pezzo, è sempre consigliabile affidarsi a professionisti specializzati nell’arte decorativa del Novecento italiano.






